Recensioni

“Avevo 15 anni” di Élie Buzyn

Buongiorno Lettori ^_^

Mi sono tuffata in questo romanzo subito dopo aver letto “La ragazza col cappotto rosso” di Nicoletta Sipos e non perché influenzata dal giorno della memoria, bensì perché sto curando un piccolo progetto legato a Leggere Distopico che s’intitola Distopie del Passato. E mentre, il romanzo della Sipos ha racchiuso in un personaggio immaginario fatti legati alla realtà della Shoah, Buzyn ha aperto il suo cuore e raccontato la propria esperienza.

Le biografie, ma ancor di più le auto-biografie, sono opere preziose. Sono anelli di vita che ci consentono di restare legati alla Storia, bella o brutta che sia.

“Avevo 15 anni”, edito da Frassinelli, è la testimonianza di un ragazzo che è stato costretto a diventare uomo all’età di undici anni.

Come molti dei sopravvissuti ai campi di sterminio, ha intrecciato la propria vita al dolore che giorno dopo giorno scavava ininterrottamente dentro la sua anima. Si è legato a esso, ma senza arrendevolezza, bensì con la tenacia di uomo che non voleva e non poteva accettare che il nemico vincesse. Si è fatto forza e ha affrontato l’orrore abbattutosi sulla sua esistenza.

E dopo essere stato liberato, non si è fermato e ha investito ogni sua energia al servizio degli altri, divenendo un importante chirurgo ortopedico, memore di quanto fosse stato vitale ai tempi di prigionia riuscire a stare in piedi sulle proprie gambe.

“Tutta la mia energia e la mia volontà erano rivolte al futuro.”

Vorrei poter scrivere una recensione memorabile, ricca di pensieri profondi da spendere in onore di questa importante testimonianza, ma certe emozioni non si posso spiegare. Restano sospese nello sguardo fino all’arrivo della lacrima che le porterà via.

E di lacrime, leggendo questo racconto, ne ho versate parecchie.

Un libro breve, che si legge in poche ore, ma che vi resterà nel cuore per molto tempo.

“Solo, riguarda te stesso e veglia assai sulla tua anima, per non dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, che non abbandonino il tuo cuore tutti i giorni della tua vita, e insegnale ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli”

Versetto del Deuteronomio (4, 9)

E adesso lasciatemi dire un’ultima cosa.

Le parti più emozionanti di queste testimonianze, sono quelle in cui si racconta di persone che, nonostante i grossi rischi, non si sono mai rifiutate di dare una mano offrendo cibo, riparo, affetto. Questo durante il periodo Nazista, ma anche subito dopo. Lo stesso Buzyn ha avuto la fortuna di incontrare sul proprio cammino delle persone buone che hanno creduto in lui e lo hanno sostenuto anche quando le circostanze gli erano avverse.

Perché anche dove l’odio sembra trionfare, c’è sempre un po’ di luce a portare speranza.

January 21, 2015 in Paris.
(Photo by Lionel BONAVENTURE / AFP)

Élie Buzyn, chirurgo ortopedico, è nato Lodz nel 1929 ed è uno dei sopravvissuti alla Shoah. Dopo diverse peripezie, nel 1956 si stabilisce in Francia e si laurea in medicina. Il bisogno di dimenticare lo spinge a rimuovere il tatuaggio con il suo numero di matricola. Solo 50 anni più tardi deciderà di essere testimone dell’Olocausto. Nel 2014 gli viene conferita l’onorificenza di cavaliere della Legion d’onore.

TRAMA:

«In un momento storico in cui stiamo assistendo a fenomeni di odio e di intolleranza, testimonianze come quella di Élie Buzyn assumono un’importanza fondamentale» (dall’introduzione di Dario Disegni). Agosto 1944. Dopo un’infanzia felice in Polonia, Élie Buzyn, a 15 anni, subisce l’indicibile: la deportazione, l’assassinio dei suoi famigliari, Auschwitz e poi la marcia della morte fino a Buchenwald. 11 aprile 1945. Il campo viene liberato: e ora? Come tornare alla vita? Guidato dalle voci del passato, Élie ricostruisce altrove ciò che è stato distrutto. Da Buchenwald alla Palestina, all’Algeria e infine alla Francia, il ragazzo compie il suo viaggio di ritorno dalla morte alla vita. Élie studia, si laurea in Medicina, ricomincia a vivere un’esistenza piena e ricca, dedicata soprattutto a coloro che i nazisti avevano perseguitato: testimoni di Geova, malati psichiatrici, persone anziane, tra gli altri. E dopo tanti anni, tante esistenze salvate come medico, un giorno Buzyn capisce che è arrivato il tempo di testimoniare. «Dimenticare il passato significa incoraggiare la sua ripetizione in futuro»: questa frase, estratta dalla prefazione del suo libro, riassume il compito che Élie Buzyn si è dato. Élie testimonia ancora e ancora, a più di 90 anni, davanti agli studenti per trasmettere questo ricordo alle giovani generazioni, mentre l’antisemitismo, il revisionismo e il negazionismo rimangono drammaticamente vivi. E attraverso la sua testimonianza ci mostra che l’essere umano può non solo sopravvivere al peggio, ma rivivere senza limiti: è diventato maratoneta e ricorda con orgoglio quando, nel 2006, ha portato la fiamma olimpica.

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