Interviste

Intervista a Nicoletta Sipos

Buongiorno Amici Lettori ^_^

Oggi ho il piacere di condividere con voi una breve intervista che ho fatto a Nicoletta Sipos, autrice del romanzo “La ragazza con cappotto rosso” che ho da poco recensito qui.

Questa donna dal sorriso contagioso, ha scritto e scrive tuttora per diverse testate giornalistiche come Il Giorno e l’AvvenireGente e  Chi (per cui si occupa della pagina dei libri).
Ha inoltre curato con Elena Mora molte antologie benefiche, da Cuori di pietra (Oscar Mondadori) fino a Il Bicchiere mezzo pieno e Mariti (Piemme).
Attraverso le storie che ha raccolto per de La promessa del tramonto (Garzanti, 2016), che ha vinto il premio speciale Giuditta (Alessandria), si è appassionata alle tematiche della persecuzione, dell’immigrazione e dell’esilio.
Il 21 gennaio 2020 esce per Piemme il nuovo romanzo La ragazza col cappotto rosso, che riunisce altre storie vere, in gran parte dedicate alla Shoah in Ungheria, ma non solo.

Carissima Nicoletta, come si evince dalla sua biografia, ha scritto e scrive tuttora per diverse testate giornalistiche, quindi mi piacerebbe sapere cosa l’ha portata a scegliere questo percorso di vita letterario.

Molto banalmente – per motivi familiari – ho dovuto scegliere un lavoro retribuito. E mezzo secolo fa il giornalismo offriva alcuni sbocchi faticosi, ma interessanti.

Io ho letto e recensito “La ragazza col cappotto rosso”, ma nella sua carriera questa non è la prima volta in cui tratta il tema dell’Olocausto. Per quale motivo ha rivolto la sua attenzione alle persecuzioni?

La shoah in Ungheria è un tema che mi sta molto a cuore. Mio padre era un medico ebreo ungherese che aveva studiato a Torino e lì aveva conosciuto mia madre. Dovevano sposarsi in Italia, ma le leggi razziali del 1938 hanno impedito il matrimonio. Sono comunque riusciti a realizzare il loro sogno, sposandosi a Budapest nel giugno del 1939. Mia madre ha vissuto – praticamente da sola – gli anni della guerra e i terribili mesi della deportazione, mentre mio padre prestava servizio in un campo di lavoro ungherese. Parte della mia famiglia e molti amici sono morti ad Auschwitz. Ho raccontato questa storia – tenera e drammatica – ne “La promessa del tramonto”.

Lo leggerò quanto prima!

Da mamma, e da nonna, cosa prova ascoltando le testimonianze riguardanti il periodo Nazista?

Una profonda tristezza, ma anche rabbia e paura, soprattutto per quanto concerne il grande tema della shoah. Non riesco a credere che il 15% degli italiani neghi l’esistenza – o quanto meno la portata – dei campi di sterminio.

Ha ragione, è assurdo anche solo il pensiero che qualcuno possa negarne l’esistenza. Davvero non me ne capacito.

Il messaggio che lancia nel suo libro (uno dei messaggi) è chiaro ed è “Non bisogna dimenticare, perché la Storia si ripete”. Crede che i nostri figli, o i figli dei nostri figli avranno la sciagura di rivivere un incubo come quello del Terzo Reich?

Non ho le doti profetiche che servirebbero per dare una risposta precisa, e ovviamente mi auguro che una catastrofe del genere non si ripeta. Dobbiamo comunque tenere gli occhi aperti e guardare agli eventi di oggi senza illusioni e senza colpevole indifferenza.

Se potesse prendere un tè insieme a Bekka (la protagonista del suo ultimo romanzo), di cosa vi ritrovereste a parlare?

Di figli, di nipoti, di arte. E del passato, naturalmente. Sono queste cose di cui abbiamo parlato nei nostri incontri.

So che quest’anno è impegnata a tenere un corso di sociologia presso l’ACU Università della Terza Età sul rapporto tra uomini e macchine di varie specie, argomento che spesso ritroviamo in alcuni romanzi distopici. Qual è la sua visione in merito?

Tengo corsi di sociologia all’ACU dal 2013, esplorando l’evoluzione della società. Comprendo bene i timori suscitati dal peso preponderante di algoritmi, intelligenza artificiale e poco rispetto per l’ecologia. Progresso e saggezza non sempre vanno di pari passo. Uno degli ultimi libri che ho letto su una prossima catastrofe climatica che potrebbe farci tornare a un medioevo senza speranza è Il sonno del mattino del sempre geniale Robert Harris.

Quando si parla di Distopia, tendenzialmente si pensa a un qualcosa che deve ancora avvenire, ma crede sia sbagliato considerare il periodo Nazista come una Distopia del Passato?

Lei ritiene possibile sovrapporre verità storica e fantasia letteraria?

Be’, io credo che a volte la realtà superi di gran lunga la fantasia.

E se per Distopia si intende una realtà nella quale ci si augura di non vivere mai, allora credo che il periodo Nazista possa rientrare fra le Distopie del Passato, sì. Perché rappresenta un qualcosa di profondamente sbagliato.

Il suo ultimo libro è uscito da poco, ma non posso non chiudere l’intervista chiedendole se sta già lavorando a un nuovo testo.

Ho diverse idee, ma per il momento sono solo sogni.

Ringrazio di cuore Nicoletta Sipos per essere stata mia ospite e per aver risposto alle mie curiosità e approfitto per consigliarvi ancora una volta il suo romanzo “La ragazza col cappotto rosso“, una lettura davvero imperdibile.

Al prossimo articolo!

Liliana Marchesi

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