Interviste

La fotografia manicomiale di Giacomo Doni

Buongiorno Lettori!

Oggi vi parlo di un carissimo amico, che ho conosciuto grazie a Leggere Distopico e al mio interesse verso le strutture manicomiali. Si tratta di Giacomo Doni, il fotografo che mi ha fornito il materiale per una delle mie puntate di DANGER.

Nato a Firenze nel 1980, si è formato come grafico pubblicitario presso l’Istituto Professionale “F. Datini” di Prato dove ha avuto il suo primo contatto con la fotografia.

La sua fotografia è rivolta principalmente a quelle aree che sono rimaste bloccate nel tempo, vuote e silenziose ed è usata come veicolo di tutela della memoria, per preservare la vita e la storia di questi luoghi dimenticati.

Dal 2006 sta realizzando una ricerca di conservazione storica delle ex strutture manicomiali del nostro paese, dedicata solamente agli edifici che non sono stati riconvertiti a diverso uso dopo la legge 180 del 1978, che ha portato alla documentazione fotografica e didascalica di svariate strutture distribuite sul nostro territorio nazionale.

Giacomo è davvero una persona capace di trasmettere emozioni forti attraverso le sue fotografie, e per me è stato un piacere poterlo intervistare per Leggere Distopico (qui potete recuperare l’intervista). Grazie ai suoi articoli, che vi invito a leggere, potrete scoprire i segreti dei più inquietanti manicomi d’Italia, rivivere frammenti di vite spezzate (spesso ingiustamente) da un Sistema in cui non vi era posto per loro.

Recentemente sul sito di Giacomo è uscito un nuovo articolo che ha subito catturato il mio interesse e che, ovviamente non potevo non condividere con voi 😉

Come sapete le tematiche Donne, Femminismo e Manicomio suscitano in me un interesse particolare. E nel suo nuovo articolo, Giacomo punta i riflettori su giovani donne che hanno combattuto le loro battaglie all’intero di mura così spesse da riuscire, alla fine, a schiacciarle.

Lia Traverso, Annalisa, Nori De’ Nobili e Lavinia Adami. Donne alle quali è stato impedito di vivere.

Non aggiungerò altro sulle loro esistenze, ma vi esorto a dedicare qualche minuto alla lettura dell’articolo di Giacomo che dimostra ancora una volta quanto fosse pericoloso per una donna uscire dagli schemi, anche solo per il semplice desiderio, e bisogno, di esprimere i propri sentimenti.

Oggi, rispetto al passato, la donna è riuscita a riconquistare un terreno che le era stato ingiustamente negato, ma c’è ancora molta strada da fare e non dobbiamo dimenticare chi invece ne ha pagato il prezzo.

Un sentito grazie a Giacomo, che con la sua fotografia e le sue ricerche, rende omaggio a queste anime innocenti e tormentate da una società ingiusta.

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