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“Confessioni di un clochard” di Jorge Vivanco

Buongiorno Lettori ^_^

Come andiamo oggi?

Immagino che alcuni di voi abbiano ripreso a lavorare ieri, e mi auguro che lo abbiate fatto in sicurezza e serenità (per quanto possibile).

Allora, se siete degli assidui frequentatori del mio sito web o se siete iscritti alla Newsletter mensile, saprete già che la scorsa settimana ci sono state un po’ di novità 😉

Se invece bazzicate qui di tanto in tanto vi dico giusto che è appena uscito “Identità” il seguito di CAVIE e che in concomitanza è nato un nuovo gruppo su Facebook, tutto mio e dei miei lettori.

E del progetto CREDI IN TE ne siete al corrente vero?

Ma torniamo al libro di cui voglio parlarvi in questo articolo.

Si tratta di “Confessioni di un clochard” di Jorce Vivanco, edito da Edizioni foglio di via, una Casa editrice con cui ho appena iniziato a collaborare.

Inizio subito col dire che in questo romanzo non vi è solo una storia, ma che ce ne sono molte e quasi tutte intrecciate fra loro da un filo sottilissimo e non sempre visibile.

Un gruppo di mendicanti viene rinchiuso nel cortile di un commissariato di polizia, senza una motivazione apparente, e qui torturati dalla fame e dal freddo alcuni di loro ripercorreranno i propri ricordi per dare a noi lettori la possibilità di conoscere le loro origini e cosa li ha portati a diventare ciò che sono. Clochard.

Una narrazione coinvolgente, a tratti violenta, che ci permette di andare oltre gli stracci, la sporcizia e il lezzo, per vedere cosa, o meglio chi, è stato sporcato dalla malvagità umana.

Angeli e diavoli, vittime e carnefici. Tante vite spezzate, consumate, rovinate da un solo istante di crudeltà che ne ha deciso la sorte.

Trovo che questo libro sia portatore di un messaggio importante e che possa, attraverso le storie di questi personaggi, aprire un piccolo spiraglio nella mente di coloro che, sempre pronti a giudicare, non riescono ad andare oltre le apparenze.

TRAMA:

I mendicanti della città di Quito sono scomparsi. È successo tutto in una notte, all’improvviso. La loro scomparsa ha liberato le strade della capitale ecuadoregna dai loro corpi malconci, dalle loro luride vesti e dalle loro implorazioni di carità. Dopo una retata della polizia sono stati tutti rinchiusi in piccolo commissariato. Ma nessuno può rinchiudere o cancellare le loro storie, i loro odori, il passato di questo popolo cencioso ed invisibile che reclama solo cibo e libertà, chiedendosi a gran voce «se siamo o non siamo necessari?». Nelle notti di detenzione il gruppo di straccioni, guidato dalla vecchia Gertrudis Tadeo, inizia a liberarsi. A raccontarsi, a condividere come una ballata collettiva le loro storie, i loro segreti più intimi, i loro destini più crudeli. Ed il potere delle parole diventa strumento di salvezza, di redenzione. Un libro duro, scomodo, rabbioso, come le vite dei mendicanti che si intrecciano, che provano a restituire brandelli di dignità perduta e ad infastidire il senso di carità che ciascuno di noi è convinto di possedere.

(1) Commento

  1. […] Anche qui, per ulteriori dettagli vi rimando a questo link. […]

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