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“Sulla scrittura” di Charles Bukowsky

Buongiorno amici Lettori, oggi vi parlo di un libro davvero particolare. Si tratta di “Sulla scrittura” di Charles Bukowski, edito da Guanda Editore.

Prima di tutto ci tengo a dire che la cover mi piace da morire. Sarà che sono una scrittrice e che come tale ho un debole per le macchine da scrivere, ma di fatto, la trovo fantastica. I colori scelti sono una meraviglia, così come il font. Quindi, complimenti al grafico che l’ha realizzata. Ma passiamo al contenuto.

Quando leggo un libro, mi piace alla fine leggere anche i ringraziamenti, perché ritengo che siano uno spiraglio della vita dell’autore. In quelle pagine è possibile captare qualche chicca legata alla stesura del romanzo, e a me personalmente è un aspetto che affascina molto. Dietro la realizzazione di un libro c’è molto lavoro, ci sono molte emozioni contrastanti, e nei ringraziamenti l’autore tira un po’ le somme di quei mesi passati a scrivere, piangere, ridere e soffrire. Perché la scrittura è anche questo, sofferenza. E attraverso le lettere raccolte in questo romanzo, si percepisce l’oscurità con cui Bukowski ha dovuto fare i conti.

Charles Bukowski, nato nel 1920 in Germania, ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri. Il contenuto di questi tratta della sua vita, caratterizzata da un rapporto morboso con l’alcol, da frequenti esperienze sessuali e da rapporti tempestosi con le persone. La corrente letteraria a cui spesso viene associato è quella del realismo sporco.

Leggendo questo libro, arricchito da schizzi divertenti che mettono in mostra un lato ironico dell’autore, talvolta mi sono ritrovata un po’ spiazzata. Sì perché non sempre riuscivo a comprendere cosa passasse nella testa di Charles mentre buttava giù quelle righe indirizzate a Editori, colleghi scrittori e amici. Ma una cosa è certa, Charles Bukowski andava contro corrente, e gli piaceva immensamente farlo, anche a costo di pagarne le conseguenze. Perché non poteva fare diversamente.

Secondo me l’aspetto più bello che emerge da questo libro, da questa raccolta di missive, attraverso le parole di Charles sempre molto schiette, è l’umanità di un’artista incompreso e temuto.

E per quanto questo libro ci regali una prospettiva inedita di questo autore, credo che, proprio per la sua complessità, anche leggendo le sue opere più e più volte, ci sarà sempre una storia che non riusciremo mai a leggere. La sua.

TRAMA:

Charles Bukowski è uno scrittore fuori dal coro, un lupo solitario che non si è piegato alle regole di un sistema che ha sempre disprezzato. Proprio per questo la sua voce è unica, e i suoi racconti, le sue poesie, i suoi romanzi memorabili. In questa raccolta di testi inediti l’autore condivide con i lettori il suo pensiero sull’arte dello scrivere: impulso irrefrenabile, esigenza che non lascia scampo, unica cura al male di vivere, la scrittura non può essere un esercizio studiato a tavolino,né tantomeno un mestiere.

I cultori del Vecchio Sporcaccione troveranno qui delle vere e proprie gemme disseminate nelle lettere che Bukowski ha scritto nel corso della sua vita agli editori, ai redattori delle riviste, agli amici e ai colleghi scrittori. Henry Miller, Lawrence Ferlinghetti e John Fante sono solo alcuni dei destinatari del suo originalissimo epistolario, impreziosito da schizzi e disegni. Brutale, crudo, ma anche commovente e ironico, Sulla scrittura dipinge un ritratto di Bukowski da una nuova e più intima prospettiva, mettendo in luce la spigolosa e complessa umanità di una delle più grandi icone americane.

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