Interviste

L’Arte di Lisa Barbera

Buongiorno cari Lettori!

Oggi vi porto al di fuori del circondario letterario, per farvi conoscere un’Artista che attraverso le sue opere è in grado di trasmettere emozioni fortissime.

L’ho conosciuta su Facebook, per caso, e da allora non faccio altro che ammirare i suoi dipinti.

Lisa Barbera, illustratrice pittorica e graphic designer, nasce ad Enna e fin da piccola denota un enorme interesse per l’arte. Intraprende il suo percorso di studi artistici: si diploma presso la Scuola d’Arte di Enna e si laurea a pieni voti all’Accademia di Belle Arti di Catania.

Le illustrazioni di Lisa sono uno schiaffo di colori ed emozioni. Impossibile restare indifferenti di fronte alle sue tele. E dopo averti colpito con la loro vivacità, ti entrano dritte nel cuore per accarezzarti l’anima con la loro poesia.

Ammirare la sua Arte però non mi bastava, perciò le ho scritto per proporle una breve intervista. Lisa ovviamente è stata gentilissima e ha accettato.

Cara Lisa, per me è un onore averti qui, dico davvero. Ho sbirciato sul tuo sito web e ho visto che sei particolarmente legata all’argomento “arte terapia”, ti va di dirci qualcosa a riguardo?

Sono molto legata a questo concetto in quando all’ultimo anno dell’Accademia ho fatto la tesi sull’arte terapia. Ho studiato molto l’argomento e, avendo lavorato per un anno con un arte-terapeuta, ho avuto modo di approfondire e di capire quanto sia fondamentale per un’artista far provare determinate sensazioni a chi osserva un quadro. E ciò che voglio suscitare io, quando qualcuno guarda un mio quadro, è beneficio. L’arte terapia credo sia veramente importante. E io stessa ho potuto appurarlo su di me, perché in diversi momenti della mia vita in cui mi sono sentita un po’ giù, un po’ persa, ho cercato rifugio nell’arte e l’arte ha risposto dandomi la forza di andare avanti. Mi ha saputo dare delle risposte e credo che sia questa la vera forza dell’arte terapia.

Prima di creare una delle tue opere, l’hai già bene chiara nella tua mente, oppure nasce man mano che gli dai vita?

Quando creo le mie opere non ho ben chiaro in mente quello che farò. Solitamente creo uno schizzo di quello che magari mi piacerebbe fare e lo butto giù poi sulla tela. Ovviamente in corso d’opera spesso cambio qualcosa, in base anche a come mi appare sulla tela, perché una cosa è fare lo schizzo e una cosa e poi vedere il lavoro finito. A volte mentre dipingevo cambiavo il colore, aggiungevo o eliminavo determinati elementi perché capivo che visivamente mi sarebbe piaciuta di più in un altro modo. Quindi diciamo che c’è un’idea di partenza che poi prende vita e si concretizza durante la realizzazione.

Quali sono le emozioni che riversi nelle tue illustrazioni? E quelle che speri di suscitare negli altri, attraverso i tuoi lavori?

Cerco di riversare nelle mie opere ciò che in realtà voglio suscitare. A me dipingere fa stare bene, e qui ci ricolleghiamo al discorso dell’arte terapia, perché entro in un mondo che mi calma, mi tranquillizza. Poi, appena vedo il lavoro finito, è come se avessi dato vita a una creatura. Quando dicono che l’artista partorisce la propria opera, è così nel vero senso della parola perché provi la sensazione di aver fatto nascere un figlio, di aver fatto nascere qualcosa che era dentro di te. Un pensiero, un’idea. Perciò, quando poi si concretizza sulla tela o su un foglio, provi soddisfazione per essere riuscito a dare forma alle tue emozioni e alle tue idee, trasformandole in qualcosa di tangibile che anche altre persone potranno vedere.

Questo è ciò che provo io, poi ovviamente non posso sapere cosa proveranno gli altri, ma diciamo che i messaggi che mi arrivano mi fanno pensare che provino beneficio, gioia e serenità.

Molti mi dicono che i miei quadri li riportano all’infanzia, che i colori che uso gli mettono allegria, e questo è proprio ciò che voglio comunicare. L’Arte non è solo bruttura, o oscenità come sembrerebbe negli ultimi anni, poi ovviamente ogni artista si esprime in modo diverso. In questo ha molto peso anche l’epoca in cui vive l’artista, che si riflette nelle sue opere. Se gli anni in cui viviamo sono anni precari, che non danno certezza, anni di malessere, l’artista tenderà a comunicare questo. Io invece desidero comunicare che nonostante tutto, nel mondo c’è ancora bellezza. Basta semplicemente saper guardare con l’occhio giusto.

So che hai partecipato a diversi eventi nel corso della tua carriera, vuoi raccontarci qualcosa a riguardo? Qualche aneddoto, il dietro le quinte, i sacrifici e l’impegno necessari per realizzare una mostra.

Sì ho partecipato a diversi eventi. Devo dire che sotto questo punto di vista mi ritengo una persona molto fortunata perché ho iniziato a lavorare, a creare questi personaggi per gioco. Dopo tanto tempo che non prendevo più la matita e i colori in mano, ho iniziato a mettermi di nuovo alla prova dicendo che avrei voluto esercitarmi un pochino per non perdere appunto la mano. Da questa mia esercitazione, io la definisco così, sono venuti fuori questi personaggi. E chissà da quanto tempo aspettavano di emergere.

Mi sono nutrita di arte per anni, tra lo studio all’Accademia, i viaggi che mi hanno permesso di visitare vari musei e le esperienze fatte attraverso i laboratori con i bambini. E tutto si è accumulato dentro di me in attesa che lasciassi libero il mio estro. E i personaggi che ho creato sono inaspettatamente piaciuti.

Sono stata fortunata e sono stata invitata a diversi eventi, diverse mostre. Mi è stato poi richiesto di collaborare con una casa editrice come illustratrice di copertine, poi ho avuto anche modo di dare il mio contributo a delle associazioni che lottavano contro la violenza sulle donne, argomento a cui tengo molto. Ho realizzato diversi disegni che sono andati a favore della beneficenza per aiutare queste associazioni, che nascono dalla volontà di molte persone, ma che però spesso non hanno fondi.

Un’esperienza che mi ha toccato molto è stato quando ho iniziato a illustrare i libri, perché è una cosa alla quale io non avevo mai pensato.

Io nasco con la dicitura illustratrice Elisa Barbera perché le mie immagini sono diventate illustrazioni per molti oggetti. Un sacco di persone volevano la maglia, la tazza, i cuscini e le bomboniere, però quella dei libri era una cosa a cui non avevo mai pensato. Un giorno un mio amico mi chiama e mi dice che ha scritto il libro e mi chiede di illustrare la sua copertina. Ecco, lì mi si è aperto un mondo che mi ha portato delle grandissime soddisfazioni, soprattutto perché si sono creati dei connubi tra me e altre persone, altri scrittori. E questa cosa è stata bellissima, mi ha fatto crescere tantissimo e mi ha fatto capire quanto può essere vario il mio lavoro e quanti settori può toccare. Ora, a breve, uscirà il mio primo libro, grazie anche al percorso che ho fatto con questi miei amici scrittori, che mi hanno nutrito di emozioni. Perché non serve essere autori famosi per saper emozionare.

Grazie a loro ho creato il mio primo Silent book, un libro senza parole.

La tua arte ha un marchio molto riconoscibile. Lo hai pensato appositamente per distinguerti, per ricercare una tua personale identità, oppure è nato spontaneamente?

Il mio marchio è nato spontaneamente. Esercitandomi, un giorno è venuto fuori questo personaggio con un occhio solo e da quel momento in poi mi è piaciuto disegnare in questo modo. Ovviamente mi sono molto concentrata sull’occhio perché ero molto attratta dalla teoria di Modigliani che diceva “Io dipingerò i tuoi occhi soltanto quando vedrò la tua anima”, questa frase ha segnato molto il mio percorso artistico, perché comunque dipingere l’anima di una persona è la cosa più bella che ci possa essere. Significa che tu veramente la stai vedendo nella sua completezza e questa cosa me la sono portata sempre dietro. L’anima è qualcosa che veramente racchiude ciò che siamo e va al di sopra di qualsiasi aspetto fisico e mentale.

Quanto sono importanti per te i colori? E quanto questi colori rappresentano la terra in cui sei nata?

Per me il colore è importantissimo perché fa parte sempre dell’arte terapia e aiuta tantissimo a provare delle sensazioni. Degli studi hanno accertato che determinati colori fanno provare determinate emozioni. Ovviamente io non uso i colori in base alle emozioni che voglio suscitare, ma credo si tratti di un meccanismo inconscio che fa sì che io mi esprima attraverso l’uso del colore in maniera naturale.

Fra le tue “creature” qual è la tua preferita e perché?

Sì, ho delle creature più importanti di altre. Il mio primo disegno, che tengo custodito gelosamente a casa nonostante diverse persone mi abbiano fatto delle offerte per poterlo acquistare, e che non ho voluto vendere perché rappresenta il mio punto di partenza e quindi è come un trofeo per me. Il secondo è il quadro che ho fatto quando ero in attesa di mia figlia, tra l’altro in quel periodo ho dipinto pochissimo perché avevo la testa fra le nuvole e non riuscivo a concentrarmi. Rappresenta la maternità. Sono io che tengo in braccio mia figlia, che a sua volta tiene una bambola. Non sapevo ancora di che colore sarebbero stati gli occhi di mia figlia, e siccome ero orientata per un nome particolare ho dipinto i capelli con questo colore. Ebbene, mia figlia si chiama Turchese e ha gli occhi azzurri.

Poi ovviamente ci sono altri quadri che mi hanno dato più emozioni rispetto ad altri, quadri con i quali ho partecipato a delle mostre e quadri che ho dipinto in determinati momenti. Però diciamo che fra tutti questi due sono quelli più importanti per me.

Come immagini il tuo futuro artistico?

Non so darti una risposta effettiva perché il mio futuro artistico non riesco a immaginarmelo. In sostanza tantissime persone che mi conoscono mi dicono “tu andrai lontano, diventerai famosa”, ma io gli rispondo sorridendo. A me piace dipingere, mi fa stare bene e questo mi basta. Ovviamente non mi dispiacerebbe se un domani diventassi un’artista conosciuta, ma non dimentichiamoci che per ogni cosa c’è sempre il risvolto della medaglia, e non so come sarei poi in quel quell’ambito. Non voglio avere aspettative, voglio vivere alla giornata dando il meglio di me stessa.

Non mi resta che ringraziare Lisa per essere stata mia ospite. Vi invito a seguirla su Facebook e Instagram, per ammirare tutte le sue fantastiche opere che, sono certa, un giorno la renderanno molto famosa.

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