Recensioni

“VOX” di Christina Dalcher

Buongiorno Amici Lettori!

Iniziamo una nuova settimana, sempre all’insegna dei libri ovviamente, e lo facciamo con una nuova tematica.

Femen

Ci sono romanzi che toccano il delicato tema del femminismo, suscitando reazioni forti, come è giusto che sia. Sì perché, nonostante corra l’anno 2020, oggi le donne ancora non hanno smesso di lottare per i propri diritti. Fin dai tempi più antichi la donna è sempre stata “temuta” e per questo denigrata, allontanata da qualsiasi tipo di mansione “elevata” legata all’organizzazione della società. Le donne erano il focolare della casa, madri della vita, non certo individui pensanti e capaci di apportare innovazioni e migliorie nel mondo. Con il passare del tempo però, e grazie alla forza di donne che hanno sacrificato la propria esistenza per garantire a noi, la libertà di scelta, la possibilità di essere indipendenti senza rischiare di finire impiccate o gettate in un rogo, le cose sono migliorate. Certo, abbiamo ancora molta strada da fare, ma l’evoluzione della Storia e lo spirito di sopravvivenza ci ha reso Guerriere, e per questo indistruttibili nel profondo.

E dopo questa intro doverosa, passiamo a parlare del titolo di oggi, ovvero “VOX” di Christina Dalcher, edito da Editrice Nord.

Parto subito col dirvi che dopo le prime dieci, quindici pagine avevo già il nervoso a mille! Ovviamente non perché il libro non mi stesse piacendo, ma per il contesto in cui è ambientata la storia.

Secondo voi, per fare in modo che non venga meno l’equilibrio famigliare, e di conseguenza quello dell’intera comunità, la donna dovrebbe stare a casa a badare ai figli e a occuparsi delle faccende domestiche e stop? Magari senza nemmeno avere voce in capitolo sulle decisioni che riguardano la propria famiglia?

Ve lo chiedo perché nel romanzo VOX è proprio questo il tema centrale. In questo romanzo le donne, non solo sono state rispedite a casa obbligatoriamente, e parliamo anche di donne con cariche di lavoro importanti, ma sono state costrette persino a indossare un bracciale tarato sulla loro voce. Un bracciale che allo scoccare della centunesima parola emette una scarica elettrica così forte da far loro scappare la voglia di aprir bocca. E da mamma, al pensiero che qualcuno possa fare una cosa del genere alla mia bambina, all’idea che un governo possa soffocare la sua identità, il suo carisma, il suo diritto alla vita, mi ha fatto ribollire il sangue, ve lo posso assicurare.

Quest’opera devo dire che mi è piaciuta molto, anche per la personalità della protagonista che non è la donna brava e giusta, bensì una persona che commette errori, che ha una paura folle e che si lascia sopraffare dalle emozioni. Ovviamente sa anche tirare fuori gli attributi all’occorrenza!

Una storia che fa riflettere, non tanto sul fatto se una donna debba o meno stare a casa, ma sul sacrosanto diritto che ognuna di noi ha di scegliere come vivere la propria vita.

Una trama Distopica originale che, ve lo assicuro, vi incendierà di rabbia!

“Ultimamente sembra che tutto sia una scelta fra diversi gradi di odio.”

TRAMA:

Jean McClellan è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere.

Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto. Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro. Ma è l’unica che ora ha la possibilità di ribellarsi. Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne. Ogni giorno pronunciamo in media 16.000 parole. Parole che usiamo per lavorare, per chiacchierare con gli amici, per esprimere la nostra opinione. Ma, se non facciamo sentire la nostra voce, ci rimarrà solo il silenzio…

Christina Dalcher si è laureata in Linguistica alla Georgetown University con una tesi sul dialetto fiorentino. Ha insegnato italiano, linguistica e fonetica in diverse università, ed è stata ricercatrice presso la City University London. Vive negli Stati Uniti e, quando possibile, trascorre del tempo in Italia, soprattutto a Napoli. Vox è il suo romanzo d’esordio.

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